martedì 10 novembre 2009

McCurry...

...mi fa venir voglia di partire e fotografare.

foto: © nettarefrizzante

lunedì 9 novembre 2009

emptiness

Ho voluto guardare in faccia la morte violenta.
L’ho guardata dritta negli occhi.
Tre immagini indelebili, tatuate, per sempre.

La testa nella pozza di sangue.
Il sacco dorato.
La scarpa solitaria.

La testa nella pozza di sangue di una donna di tutto punto vestita, pronta ad abbracciare il vuoto.

Il sacco dorato, accecante da quanto stona, che giace per ore sotto la pioggia, nell’attesa di un magistrato. Il tocco grottesco e sgargiante che spacca il silenzio surreale che lo circonda.

La scarpa solitaria. Ferma immobile, che nessuno può toccare. L’unico segno tangibile di realtà rimasto sulla scena.

E tutto il dolore di una sconosciuta, trasferito di colpo nel mio stomaco. Come un pugno improvviso.

Non era curiosità la mia. Volevo capire la sofferenza di una vita interrotta di proposito. Volevo toccare l’estrema infelicità, facendole prendere corpo, quasi non riuscissi a credere, fin’ora, che tutte le morti cercate non fossero vere, solo per il fatto di non averle mai viste da vicino. E in fondo, forse, speravo d’istinto di poter fare qualcosa.

Adesso la vedrò per sempre, quell’immagine tatuata nei miei occhi.

giovedì 22 ottobre 2009

I just made love!

Adesso. Va bene che gli uomini devono raccontarle grosse dopo aver visto una donna.

Va bene correre al vecchio bar sport (che ora mi è diventato lo spogliatoio della palestra strafiga di turno) e inventarsi l'inenarrabile,  nei minimi dettagli, sulla gnoccolona della sera prima, di tutta la performance completa e con tanto di disegnini.

Ma se uno, dopo aver fatto sesso, mi dovesse dire - scusa cara, posto su googole map la nostra scopata, torno subito - ...certo al ritorno non mi trova.

Che poi altro che bar sport...la fiera del chiacchierone!

Sul nuovo sito di google ijustmadelove, puoi segnare sulla mappa dove hai appena fatto l'amore, se con uomo o donna, se in esterno o interno, le posizioni, e devi (obbligatoriamente) scrivere com'è stato.

E, zumma zumma, scopri che tutto il mondo è paese e i chiacchieroni sono senza frontiere, perchè pare che tutti facciano scopate galattiche in almeno tre posizioni diverse.

Allora, vorrei fare un appello a google: potete aggiungere un campo per il numero di telefono, per favore?



the blue planet

PETER GREENAWAY / SASKIA BODDEKE

Uno spettacolo che fa riflettere sull'arroganza umana che tende all'autodistruzione, ma con un risvolto di ottimismo. Nel momento in cui ti accorgi che qualcosa non va, puoi cambiarlo.

Open the window.


giovedì 8 ottobre 2009

dallas

Se oggi qualcuno dovesse aprire il mio frigorifero, potrebbe pensare d'essere capitato a casa di Sue Ellen.

packaging victim


In una delle mie - sempre più rare - apparizioni al supermercato, ho comprato un pacco di rotoli di carta igienica solo perchè sulla confezione c'era scritto: COMPRAMI, sono lunghissima bellissima [...] sono la morbidezza che cerchi, la resistenza che vuoi, sono pura.

Ecco, al pura mi sono commossa ed ho dovuto metterla nel carrello. Premio chi riesce a farmi ridere al supermercato.

mercoledì 23 settembre 2009

RealityShow


Driiiiiiiiin!

 

Casa Nettarefrizzante buongiorno, chi parla?

(è il maggiordomo che risponde al telefono)

 Operatore call center: Vorrei parlare con la Signora Trilli

Maggiordomo: La Contessa Trilli è uscita di senno.

Op: E quando torna?

M: Non credo che si riavrà mai.

Op: Ma abita lì?

M: Certo. 

Op: Richiamo tra un’ora.


 Driiiiiiiiin!

 

M: Casa Nettarefrizzante, buonasera. Chi parla?

Op: Cerco la Contessa Trilli.

M (che non vedeva l’ora di entrare nella parte, che peraltro gli risulta molto naturale essendo lui molto più femminile di Trilli): Sono io, mi dica, caro.

Op: E' per un sondaggio, dovrebbe rispondere ad una sola domanda.

        Che programmi guarda alla tivvù? (e comunque faccia qualcosa per questa voce gutturale)

M:  Solo amenità.

Op: Ah. Un solo programma? E a che ora lo danno?

venerdì 11 settembre 2009

troppo vicini

Appena rientrata dalle vacanze, sono ancora con la testa tra le nuvole e cerco di ricostruire l’ambientazione paradisiaca nel triste grigiore della città. Ma la gente non è pronta. Non capisce.

Come la signora che abita al piano di sotto.

Un mattino, appena sorto il sole, i palazzi ancora assopiti tra l’aria vacanziera e l’alba, sento suonare il citofono.
Stranamente già sveglia, rispondo. 

Vicina: Trilli, hai la lavatrice accesa? (con un tono che non lasciava nessuno spiraglio alla risposta, che chiaramente doveva essere un “Sì”)

Trilli: no

Vicina: guarda bene

Trilli: no

Vicina: allora la lavastoviglie

Trilli: mumble mumble…effettivamente la lavastoviglie… sì.

Vicina (perentoria): scendi

Trilli: (sgrunt) Arrivo

Arrivo giù, mi porta in bagno e mi si para davanti una cartolina del paradiso con tanto di nuvolette e cherubini.

OOhh che bello! (ecco una che ha capito il mio spirito candido e vuole contribuire alla mia felicità)

Vicina un po’ scocciata: visto cos’hai fatto?
Trilli: io? Mi piacerebbe, sono lusingata del pensiero, attribuire a me una simile installazione… ma non c’entro.
(guardando ammirata il mezzo metro di schiuma candida che esce dal water e si propaga in tutta la casa con leggiadria, mentre la nipotina della vicina soffia e saltella in abito bianco.)

Vicina: per caso ti è scappato il detersivo?

Trilli: (ma questa come fa a sapere sempre tutto? E perché su otto piani ha pensato di chiamare proprio me?) effettivamente ho esagerato con il brillantante, ma non capisco il nesso.


Nella foto di LaChapelle, la vicina nel suo bagno di schiuma.

lunedì 17 agosto 2009

happy go lucky

Una delle poche cose belle dell’estate in città, rimane il cinema all’aperto.
Che a parte l’afa, le zanzaresqualotigre e la coda per entrare, regala la possibilità di vedere sul grande schermo, i film persi durante la stagione.

Prima regola: non farsi ingannare dal titolo.
Se un film non l’hai sentito nominare per tutto l’inverno e nemmeno per l’estate, un motivo ci sarà, nonostante il bel titolo.

Seconda ed ultima regola (che le regole non mi piacciono): andare al cinema all’aperto in taxi.
Sì, perché poi succede che, magari, per caso, hai messo la borsa nel bauletto dello scooter e che una volta parcheggiato esattamente in corrispondenza del cinema, tiri fuori la borsa, farcisci per bene il bauletto con casco-felpa-acquistivarifattinelpercorso e chiudi di corsa.
Per poi accorgerti di non trovare il telefono proprio mentre inizia a squillare dal bauletto.
Cerchi affanata di aprire il maledetto ovale di plastica nera. Invano. La chiusura si è irrimediabilmente incastrata. Tenti uno scasso con tanto di cacciavite, sotto gli sguardi accusatori di un paio di anziane coppiette (che certamente di lì a poco chiameranno la polizia) senza nessun risultato. Sudi e ti spettini e tutto il tuo sapiente lavoro di maquillage svanisce nel nulla.

Infine stanno per chiudere la biglietteria e allora ti viene un’idea geniale.
Staccare il bauletto dallo scooter e portarlo con te al cinema a mo’ di borsa, lanciando una nuova moda.

Per fortuna ho la suoneria del cellulare che fa il verso del grillo, che al cinema all’aperto non se ne accorge nessuno se squilla.

venerdì 7 agosto 2009

diversamente attenta

Non è che io sia distratta. ASSOLUTAMENTE NO. Sono solo diversamente attenta. Ad esempio, quando prendo appuntamento dall’estetista alle 14 e mi stampo il biglietto sulla porta per non dimenticarlo e ci vado alle 4, non me lo sono dimenticato. È’ che la mia testa ha memorizzato il 4. Io ero attentissima a non ritardare.

Quando poi, mossa da pietà, l’estetista mi trova un posto libero per il giorno dopo alle 3 e mi presento alle 5, non me l’ero dimenticato. Solo che lo scorrere del tempo non lo percepisco come dovrei. Pensavo che fossero le 2 e mezza e invece erano le 5 e mezza. 

Quando l’estetista mi guarda arrivare incredula 
e mi dice: sei in ritardo di quasi tre ore
Io ribatto impassibile: oh, come passa il tempo.

Per fortuna nel tempo libero delledueluna mi fa da badante/segretaria onlus.

E’ che dell’estetista mi ero scordata di dirglielo.