mercoledì 24 giugno 2009

bugiardi

La domanda sorge spontanea: tutti quelli che negano di frequentare l'ikea (e vivono in case freddamente impersonali e identiche, made in sweden) saranno gli stessi che dicono di non aver votato berlusconi?


lunedì 15 giugno 2009

vulvart (non si mangia)


Magdalena Abakanowicz. Space to experience.

Abakan Orange, 1971

sabato 30 maggio 2009

beetlecare

Workshop molto interessante e prestigioso sull’evoluzione della comunicazione visiva. Elegante location in centro, sede di un importante editore. Sul palco nomi altisonanti. Nel parterre creativi svarionati.
Davanti a me un ricciolone brizzolato, con l’occhiale modaiolo e un finto disordine nell’abbigliamento. Sì, insomma, il tipico aristofreak. Carino. Molto carino. A guardarlo bene, molto molto carino. Mentre seguo le interessantissime slide, mi chiedo: com’è che tutte le mie amiche socializzano con gli sconosciuti e invece io, che non penso di essere poi tanto timida, in queste occasioni me ne resto sempre in disparte?
Allora mi prefiggo di trovare un appiglio per iniziare una conversazione col baldo giovane (che detto in italiano moderno suona come “cerco una scusa per broccolare”).
Tadà! Come un dono piovuto dal cielo, ecco calarsi nella folta chioma arruffata, il mio appiglio.
Tra i bei riccioloni, cosa vedo? Un fantastico e luccicante scarafaggio, che nidifica nella testa dell’ignara mia prossima vittima. 
Il sorriso mi si stampa sulla faccia. Quale occasione migliore? Appoggio delicatamente una mano sulla spalla del creativo e, con voce suadente sussurro: hai un insetto nei capelli.
Questo mi guarda con occhi spiritati come se fossi pazza (è lui che fa nidificare gli scarafaggi sulla sua testa, mica io!) e mi dice: dove?
-Qui, dietro
- c’è?
-sì, più giù
Mi riguarda dubbioso e chiede: ma davvero?
Io lo guardo allucinata, a esprimere il mio disappunto al pensiero che lui possa pensare che fosse una scusa per socializzare.
Improvvisamente lo scarafaggio salta sulla sua spalla e, con gesto pronto e repentino, lo raccolgo con il quaderno, lo mostro al malcapitato con aria trionfante (a dimostrazione che non fosse una scusa) e – non chiedetemi perché – lo lancio nella poltrona di fianco alla sua. O_O
Il tipo si allarma, si agita, alla fine ribecca lo scarafaggio e mentre gli dico non ammazzarlo mi guarda: ormai. 
Poi si alza e se ne va, senza nemmeno ringraziare.
Devo aver sbagliato tattica. Non capisco. Sono strani gli uomini.

giovedì 14 maggio 2009

Tricognomica applicata (volevo fare la psicoparrucchiera)


Disciplina pseudoscientifica, basata sulla statistica, attraverso la quale si intuisce lo stato psicofisico di una persona, attraverso un’attenta osservazione del taglio di capelli.

A seguito di lunghe ricerche, sono giunta ad una prima catalogazione di massima dei vari profili psicotricologici.

Le donne.
Dai tempi del papiro di Harris, utilizzano la capigliatura come strumento di seduzione. Acconciature molto complesse, parrucche, tinte. Ore infinite da parrucchiere alle quali devolvono metà dello stipendio.
Dall’acconciatura di una donna, un uomo attento può percepire segnali e pensieri molto precisi.

L’esempio più lampante lo possiamo vedere alla fine di una relazione. 
Appena l’amore finisce, contemporaneamente alla decisione di passare oltre, voltare pagina in modo più o meno esplicito, le donne danno un taglio netto ai capelli. Deciso. Non per forza corto, ma evidenziano il loro cambiamento in modo fisico, attraverso i capelli. Quasi a voler dire: sono pronta per un nuovo corteggiamento. Sono pronta a guardare altrove e a farmi guardare da un altro. Affina le armi. E riparte all’attacco.

Le bionde finte. 
Aaah, le bionde. Propense ad essere al centro dell’attenzione, colorano i capelli in modo palesemente innaturale per richiamare gli sguardi. Un po’ come fanno i pettirossi in amore col loro piumaggio. Romantiche.

Le rosse.
Sono tutte fuori controllo. Indomabili. Capricciose ed impossibili. Forse un baco nel dna. Le preferite dagli uomini.

Le donne con i capelli corti.
Hanno una inespressa paura degli uomini. Cercano di mimetizzarsi tra loro per non attrarli. E spesso ci riescono. Gli uomini ne hanno a loro volta paura. Troppo aggressive. Troppe palle. Molte più degli uomini, in genere.

Gli uomini.
Loro sono molto più semplici. Possiamo raggrupparli in tre macrocategorie: calvi, capelloni e chiome medie.

I miei preferiti sono in assoluto i calvi. Non per questioni estetiche. Ma un calvo di solito è trasparente. È esattamente come lo vedi. Niente trucchi. Molto sicuri di sé, ti sbattono in faccia quello che sono. E tu puoi facilmente regolarti di conseguenza.

I capelloni sono della razza peggiore. Egocentrici. Ego riferiti. Io io io. Il resto del mondo è un contorno del loro io, atto ad alimentare l’idea di perfezione (inesistente) che cercano di costruirsi intorno. In buona sostanza degli insicuri che si nascondono dietro al ciuffo. 

I “chioma media” sono persone dalla vita regolare e poco creativa, in genere. Legati alla routine e rassicurati dalla quotidianità dei loro gesti.

La sperimentazione e la ricerca sono ancora in corso. Si accettano cavie volontarie per approfondimenti e (al solito) donazioni di organi.

lunedì 27 aprile 2009

sarà un caso.

come sempre guardo troppo avanti. e me lo sentivo che il mio destino sarebbe stato questo.

ora ne ho la conferma. 

ma non mi ero inventata fachira casimira per niente. quando stavo in marocco il fachiro si era innamorato di me. era anche, stranamente, un bel ragazzo. ricciolone. secco. mi faceva senso però sapere che s'infilava in bocca pezzi di vetro e lame infuocate.

ho dovuto inventare un fidanzato immaginario, perchè era troppo insistente.

poi tornai in italia e tutto si placò.

l'altro giorno controllo le chiavi di ricerca (che sono la parte più divertente di avere un blog) e trovo: FACHIRA MILANO.

sorrido, pensando che forse è un segno. chi mai può cercare una fachira a milano?

la risposta arriva repentina. 

via mail.

oggetto: fachiro cerca fachira

Ciao!
Sono un fachiro (per hobby).
[...]

Faccio cortometraggi video, dove io recito come Fachiro xxx, il fachiro dagli addominali di acciaio e offro un saggio delle mie qualità nelle prove più bizzarre, estreme e strampalate (pallavoliste provano battute al salto sui miei addominali, ginnaste si servono dei miei addominali come trampolino, pugili mi utilizzano come sacco ecc...). 
Facciamo cose un po' estreme e non so se te la sentiresti di seguire le nostre orme... ma se la cosa ti incuriosisce e vuoi fare un video con noi (non dico nei panni della fachira, magari nei panni dell'assistente) sei la benvenuta. Ovviamente offriamo anche un compenso.

non so se me la sento. ma se offrono un compenso...

il massimo che posso fare è il balletto del fachiro casimiro. il testo qui.

di nuovo, tutti insieme!

giovedì 16 aprile 2009

conservati sotto vuoto spinto

ieri sera al conservatorio ho osservato nell'ordine:

  • un donnone a quattro ante con un cappelino di paglia degno di una cavalla di razza inglese delle scuderie di sua maestà
  • un uomo solo, razza testa bianca, che tra un  brano e l'altro sfoderava un mazzo di carte napoletane e faceva il solitario
  • una coppia di minorenni finti acculturati che hanno sfogliato glamour per tutto il concerto
  • un giocatore della nazionale di rugby irlandese in pensione che, dopo essersi scolato il litrazzo di guinnes, è venuto al concerto con la divisa d'ordinanza per le partite in casa
  • e molto altro

però mi sono persa il concerto.

si chiama conservatorio perchè ci conservano pezzi rari. sotto vuoto spinto. mica pizza e fichi.

venerdì 3 aprile 2009

best.ialità

E’ passata delledueluna oggi. Dice che ha comprato un coniglio. Ma senza pelo. Un coniglio tecnologico. Così non devi dargli nemmeno da mangiare. Potrebbe essere l’animale perfetto per me che ho sempre il frigo vuoto (ma questo FORSE, forse, l’ho già detto).
Comunque. A cosa mi serve un coniglio di plastica fredda e che costa un capitale?
Pare che compia prodigi. Cantaballasiilluminaleggelapostafaleprevisionideltempoparlaconisuoisimiliconiglisparsinelmondoemoltoaltro.
Bene. Curioso. Fa’ vedere.



Non succede niente.
Dice che è il server.


Oh, comunque ti hanno tirato un pacco delledueluna.
...
…aspettiamo ma la bestia non si muove. Nemmeno un sibilo per darti la soddisfazione.
Si però sulla scatola c’è scritto che fa un sacco di cose.

Secondo lei si deve solo ambientare.

Secondo me quello che vedi è quello che c’è.


mercoledì 18 marzo 2009

Non è come sembra (e nella migliore delle ipotesi è peggio)

Passo molto tempo in casa ultimamente. Molto più del solito.
Gli oggetti, solitamente immobili e silenziosi iniziano ad animarsi. Hanno cominciato timidamente. Il tubetto di acrilico bianco di titanio ha rotto il ghiaccio per primo. Zitto, mi guardava di soppiatto ed ha iniziato a muoversi lentamente. A scatti. Dal fondo del corridoio la plastica del tubetto luccicava. Ho guardato meglio e non era più un semplice tubetto. Messo così sembrava proprio il profilo di una donna di Brancusi. Tinte piatte, pochi essenziali dettagli. Un occhio rettangolare (che era la scritta pebeo ma sembravano pupille) e uno zigomo scavato.
Ha sussurrato qualcosa, ma ho finto di non sentire. 
Stavo così bene da sola.
Poi ci si è messa la matrioska. Lei voleva solo spettegolare, ma a me non piace. Poi tutto quel borbottio delle altre sette dentro la pancia. Shhh. Ho da fare io.
Si è risvegliato anche il righello della National Gallery che vuole fare l’intellettuale. È un righello strano, che non va tanto dritto. Di plastica rossa, le sue forme compongono tre lettere che formano la parola ART. Si sposta per cercare di dire qualcosa di nuovo. TAR. RAT. ATR. TRA. Per fortuna dura poco il giochino. Va bene per la pausa caffè. Scambiamo quattro parole e mi tolgo il pensiero. 
Ieri mi sono anche messa a discutere con un taglierino che voleva far fuori il bisturi, rischiando la vita. E quando infine vado a letto, il cuscino mormora soffici poesie. Nauseabonde. Forse dovrei solo uscire un po’. 


mercoledì 18 febbraio 2009

il festival lo vinco io

Strada affollata del centro, in un pomeriggio qualunque.
Interno di un negozio, ancora più affollato della strada.
Sento una voce familiare. Una di quelle voci che rievocano un passato lontano. Rassicurante. Un suono dolce. Cerco di individuare da dove arriva quella voce inconfondibile.
Eccolo, è lui. Ma non ne sono certa guardando, come cavolo va in giro? 
Indumenti di tre taglie più grandi, un enorme giubbotto e un cappuccio peloso in testa a coprire la faccia. Uno spiraglio rivela gli occhi vispi. Mah. Forse è solo ingrassato. Non lo vedo da tanti anni. 
Che nostalgia. Il mio primo amore. Quello travagliato e puro di bambina. Il primo fidanzatino. Il primo che mi ha fatto battere il cuore. E poi rincorse. Tira e molla. Ingenui corteggiamenti.
Mentre incalzano nella mente ricordi e sensazioni, alzo la testa e lui è lì. Proprio davanti a me. Che imbarazzo. C’è anche una gnoccolona vicino a lui, sembra una velina (ha sempre avuto buon gusto). 
Mi riconosce. I soliti convenevoli e poi gli chiedo cosa fa adesso. Lui mi guarda stupito e lei fa strane facce. Ma tanto è bionda, penso io, non fanno testo le sue facce.
Lui suona. Ah, bene! E spero che vadano bene le cose (con aria fiera e compassionevole al tempo stesso, pensando ad un altro artista mancato).
Suoni in qualche locale? Dove posso venire a vederti? (che piacere ritrovarlo, è sempre rimasto nel mio cuore)
Domani sarò al festival di san remo, mi dice incredulo.
Ancora più incredula io, lo saluto con affetto, titubante. Ci sentiamo. Tanti auguri.
Con la solita sensazione d’essere un’aliena (come quando mi nominano qualche FAMOSISSIMO telefilm o IL PERSONAGGIO DI PUNTA del grande fratello che non ho mai sentito nominare), stasera decido di accendere la tivvù. Cerco il telecomando disperso sotto stratificazioni di fogli e cartacce e accendo. Così. Tanto per vedere cosa succede lì dentro. Succedono cose. Cose incredibili. Mi sintonizzo sul festival. Eccolo. E’ lui. Sul palco. Introdotto sulla scena da quella vecchia canzone che canticchio da sempre. Era sua. Era lui. E lei era proprio una velina. L’ho trovata su google. Il festivalone della figura di merda. Il trofeo lo vinco io oggi. Ascolto la sua canzone e sorrido fiera, di vivere nel mio pianeta.


mercoledì 28 gennaio 2009

crash test

Manolo è la vittima del gruppo. 40 anni. Vergine. Non ci ha mai presentato una fidanzata in tanti anni. E nemmeno un fidanzato. Non ce l’ha mai nemmeno fatta supporre. Bruttino. Strano forte. E’ da sempre la vittima predestinata delle nostre prese in giro.
Finalmente esce con una fanciulla che gli abbiamo presentato. Esce in gran segreto, crede lui. In effetti, fa il vago sulle sorti della serata e si dilegua nel nulla. La malcapitata di turno però ci riferisce tutto cercando di reperire informazioni utili alla preziosa conquista. Data ora indirizzo. Tutto. E allora cosa fai? Non vuoi movimentargli la seratina romantica? Io e altri tre amichetti, senza nessun indugio, ci precipitiamo sotto casa della fanciulla pensando comunque di non trovare più nessuno, essendo in ritardo rispetto all’orario dell’appuntamento (i dubbi sono solo sul ritardo temporale, quello mentale, nostro, è ormai una certezza).
Invece, sorpresa, lei è ancora a casa e lui sotto il portone, dentro l’auto, nel passo carraio.
Ah, Manolo gira sempre in taxi, non sa guidare, ma per l’occasione ha rispolverato la berlina dal garage. Vuole fare il brillantone.
Ci appostiamo esattamente dietro la sua auto. Perpendicolari. Chiaramente guido io e la macchina che guido è la mia.
Lei scende superinfighettata. Entra in auto sorridente. Lui ingrana la retro e parte spedito senza guardare, sfracellandomi tutta la fiancata. Mi sposto un po’ avanti per sbloccare l’incastro e, morendo dal ridere, ci accasciamo tutti e quattro sotto i sedili con le lacrime agli occhi. Increduli. Manolo si avvicina ma non vede nessuno, si guarda intorno perplesso e poi con l’aria da furbetto, sfoderando la sua innata nonchalance, scappa.