Sabato pomeriggio. Mi si presenta davanti una Delledueluna trotterellante. Sorriso a 365 denti (ehmbè), occhio luccicante.D2L: iniziano i saldi!!!
IO: ooooh…beeello. I commessi sclerati sono esilaranti.
(Il primo giorno di saldi mi fa un po’ l’effetto supermercato. Ma con il prezioso appoggio di d2l posso farcela).
Ci dirigiamo verso il centro.
Prima tappa:
LA BOUTIQUE DELLE CAPSULE DEL CAFFE’
Entriamo silenziose ed una gentile commessa ci dice di accomodarci sul fondo del negozio.
Subito un nano vestito di nero con una cravatta d’oro lucida ci rincorre:
Commesso: non dovete stare di qua. Di qua vi ci mandiamo noi.
Io: (ecco, cazziata al primo passo) Mi ci hanno mandato.
Commesso: e chi l’ha mandata?
Io: (a quel punto sull’orlo del vaffa) la sua collega.
Poi rivolgendomi a Delledueluna: pensavo che i negozi fossero posti in cui i clienti possono pascolare bellamente per scroccare un po’ d’aria condizionata.
D2l: che chic comprare le capsule in montenapoleone. Non sono nemmeno in saldo. Tu sì che hai il senso degli affari!
Intanto il commesso si è posizionato alla cassa.
C: mi ricorda il suo cognome? (sì, perché siete tutti schedati)
Io: come fa a ricordarsi il mio cognome, che vengo qua per la prima volta?
C: prego?
Io: trilli
C: ma si scrive con l’accento?
Io ringhio.
C: ah no…forse…ah sì, ora mi ricordo di lei.
Io: certo O_O
C: l’altro giorno è venuta una sua amica.
Io rivolgo uno sguardo interrogativo a D2l che intanto si è infilata una capsula rossa nell’orecchio per lanciare una nuova moda.
D2l: veramente cool, è dello stesso colore delle mie zeppe. Rosso sipario della Scala.
Nel frattempo interviene un secondo commesso: chi le ha mandate qui, scusa?
C1: la Fabia
C2: ti pareva. Quella proprio classe zero. Non capisce un c****. Eppoi guarda come si muove, sembra dumbo.
Io: eeeh, tu invece di classe ne hai da vendere…complimenti!
C2: prego?
Io: dicevo, eravamo in classe insieme al liceo, sei rimasto uguale, complimenti!
C2: non credo che siamo della stessa generazione (sarà appena maggiorenne).
D2l mi prende per un braccio per salvare il commesso e mi trascina nella nostra
Seconda tappa.
Entriamo silenziose ed una gentile commessa ci dice di accomodarci sul fondo del negozio.
Subito un nano vestito di nero con una cravatta d’oro lucida ci rincorre:
Commesso: non dovete stare di qua. Di qua vi ci mandiamo noi.
Io: (ecco, cazziata al primo passo) Mi ci hanno mandato.
Commesso: e chi l’ha mandata?
Io: (a quel punto sull’orlo del vaffa) la sua collega.
Poi rivolgendomi a Delledueluna: pensavo che i negozi fossero posti in cui i clienti possono pascolare bellamente per scroccare un po’ d’aria condizionata.
D2l: che chic comprare le capsule in montenapoleone. Non sono nemmeno in saldo. Tu sì che hai il senso degli affari!
Intanto il commesso si è posizionato alla cassa.
C: mi ricorda il suo cognome? (sì, perché siete tutti schedati)
Io: come fa a ricordarsi il mio cognome, che vengo qua per la prima volta?
C: prego?
Io: trilli
C: ma si scrive con l’accento?
Io ringhio.
C: ah no…forse…ah sì, ora mi ricordo di lei.
Io: certo O_O
C: l’altro giorno è venuta una sua amica.
Io rivolgo uno sguardo interrogativo a D2l che intanto si è infilata una capsula rossa nell’orecchio per lanciare una nuova moda.
D2l: veramente cool, è dello stesso colore delle mie zeppe. Rosso sipario della Scala.
Nel frattempo interviene un secondo commesso: chi le ha mandate qui, scusa?
C1: la Fabia
C2: ti pareva. Quella proprio classe zero. Non capisce un c****. Eppoi guarda come si muove, sembra dumbo.
Io: eeeh, tu invece di classe ne hai da vendere…complimenti!
C2: prego?
Io: dicevo, eravamo in classe insieme al liceo, sei rimasto uguale, complimenti!
C2: non credo che siamo della stessa generazione (sarà appena maggiorenne).
D2l mi prende per un braccio per salvare il commesso e mi trascina nella nostra
Seconda tappa.
IL NEGOZIO D’ABBIGLIAMENTO COOL
Coda per entrare. Alla porta uno splendido ragazzone, col quale d2l improvvisa una conversazione surreale estorcendo il numero di telefono e saltando tutta la coda, ci chiude sacchetti, capsule e borse in un sacchetto blindato costringendoci a vagare per il negozio con una spalla che, dal peso, arriva all’altezza delle caviglie. Non che ci voglia molto…
Mi perdo subito d2l, incuneata in qualche camerino con il tipo dell’ingresso.
Trovo tre capi splendidi, poi mica posso tornare a casa solo con le capsule, non posso nemmeno indossarle stasera, anche se secondo d2l sono perfette con le nuove coulotte a frange che ci siamo comprate.
Entro in camerino. Provo prima il vestito. Tipo un prendisole, con il top rigido. È proprio rigido. Talmente rigido che una volta entrato dalla testa, mi si incastra tra il collo e le braccia. Non scende. E non si sfila. Aiuto. Cavoli. Come faccio? Cerco il telefono per chiedere il supporto morale di D2l. Noo...il telefono è rimasto nella borsa, che è sotto chiave nel sacco lussaspalla. Molto bene. Il riso non si ferma e non riesco a concentrarmi per trovare una soluzione. Mi vedo già bussare, con le grazie al vento, ai camerini di fianco chiedendo aiuto ai vicini. Ho le lacrime agli occhi e mi cola tutto il kajal. Faccio un bel respiro e il vestito schizza via da solo verso l’alto. Salva.
Mi sa che questo non lo compro.
Provo un paio di pantaloni fatti con lo stuoino microforato che si usava per le ciabatte mare anni 70. mmm, no.
Il color stuoino mi sbatte (commento ad alta voce).
Da lontano D2l urla: ma non era quello lo scopo di questi acquisti?
Non mi convince. Provo una strana cosa, di tessuto morbido. Dovrebbe essere una maglia. Un top. Qualcosa da mettere sopra. Forse. Veramente un pezzo creativo, very cool. Talmente cool che non capisco come si mette.
Dopo svariati tentativi mi arrendo. Esco. Chiedo delucidazioni al commesso. Faccia interrogativa, non lo sa. Riprovo con un altro commesso, senegalese (2metri x 1 x 3) bello come il sole. Il fanciullone, per farmi capire, indossa il mio top, dieci tagli più piccole della sua, sopra la camicia e cerca di darne una personalissima interpretazione. Davvero poco convincente. La compro sulla fiducia. Adoro le cose che non si capisce da che parte si guardano.
Ritrovo D2l, che nel frattempo ha comprato, nell’ordine: un prendisole piumato per uscire con il guru, un cappello peloso per la lontra e un orecchio d’oro di ricambio per il nabaztag.
La trascino via dal negozio e ci infiliamo in quello adiacente, dove vendono solo cose che sono apparentemente da adulti, ma che qualche stilista gaio ha deciso di riprodurre solo in taglie mignon. Forse è un negozio di vestiti per bambole gonfiabili.
D2l si compra una canotta antistupro.
Andiamo alla cassa.
Le commesse parlottano tra loro:
C1: l’ho mollata lì, sì. Insopportabile. Perché non va a comprare da un’altra parte?
C2: così terribile?
C1: guarda, allucinante, cioè, praticamente se esce finalmente di qui e non la rincontro per il resto della mia vita, cioè, sono solo felice. E se la incontro, per sfiga, fuori, faccio finta di non conoscerla. E se lei mi riconosce le dico che si sbaglia. Cioè, a meno che non sia circoncisa di vip.
C2: circondata.
Io: sticazzi.
C1 e C2 in coro: prego?
Io: (ma quanto pregano ‘sti commessi? E chi pregheranno poi…il dio dei grandi saldi, protettore delle scarpe griffate?) Sì prego anche io. Tutti i giorni. Di non incontrare certa gente.
C1: hem, diceva?
Io: (io dicevo sticazzi) dicevo ‘sti saldi…fino a quando durano?
Coda per entrare. Alla porta uno splendido ragazzone, col quale d2l improvvisa una conversazione surreale estorcendo il numero di telefono e saltando tutta la coda, ci chiude sacchetti, capsule e borse in un sacchetto blindato costringendoci a vagare per il negozio con una spalla che, dal peso, arriva all’altezza delle caviglie. Non che ci voglia molto…
Mi perdo subito d2l, incuneata in qualche camerino con il tipo dell’ingresso.
Trovo tre capi splendidi, poi mica posso tornare a casa solo con le capsule, non posso nemmeno indossarle stasera, anche se secondo d2l sono perfette con le nuove coulotte a frange che ci siamo comprate.
Entro in camerino. Provo prima il vestito. Tipo un prendisole, con il top rigido. È proprio rigido. Talmente rigido che una volta entrato dalla testa, mi si incastra tra il collo e le braccia. Non scende. E non si sfila. Aiuto. Cavoli. Come faccio? Cerco il telefono per chiedere il supporto morale di D2l. Noo...il telefono è rimasto nella borsa, che è sotto chiave nel sacco lussaspalla. Molto bene. Il riso non si ferma e non riesco a concentrarmi per trovare una soluzione. Mi vedo già bussare, con le grazie al vento, ai camerini di fianco chiedendo aiuto ai vicini. Ho le lacrime agli occhi e mi cola tutto il kajal. Faccio un bel respiro e il vestito schizza via da solo verso l’alto. Salva.
Mi sa che questo non lo compro.
Provo un paio di pantaloni fatti con lo stuoino microforato che si usava per le ciabatte mare anni 70. mmm, no.
Il color stuoino mi sbatte (commento ad alta voce).
Da lontano D2l urla: ma non era quello lo scopo di questi acquisti?
Non mi convince. Provo una strana cosa, di tessuto morbido. Dovrebbe essere una maglia. Un top. Qualcosa da mettere sopra. Forse. Veramente un pezzo creativo, very cool. Talmente cool che non capisco come si mette.
Dopo svariati tentativi mi arrendo. Esco. Chiedo delucidazioni al commesso. Faccia interrogativa, non lo sa. Riprovo con un altro commesso, senegalese (2metri x 1 x 3) bello come il sole. Il fanciullone, per farmi capire, indossa il mio top, dieci tagli più piccole della sua, sopra la camicia e cerca di darne una personalissima interpretazione. Davvero poco convincente. La compro sulla fiducia. Adoro le cose che non si capisce da che parte si guardano.
Ritrovo D2l, che nel frattempo ha comprato, nell’ordine: un prendisole piumato per uscire con il guru, un cappello peloso per la lontra e un orecchio d’oro di ricambio per il nabaztag.
La trascino via dal negozio e ci infiliamo in quello adiacente, dove vendono solo cose che sono apparentemente da adulti, ma che qualche stilista gaio ha deciso di riprodurre solo in taglie mignon. Forse è un negozio di vestiti per bambole gonfiabili.
D2l si compra una canotta antistupro.
Andiamo alla cassa.
Le commesse parlottano tra loro:
C1: l’ho mollata lì, sì. Insopportabile. Perché non va a comprare da un’altra parte?
C2: così terribile?
C1: guarda, allucinante, cioè, praticamente se esce finalmente di qui e non la rincontro per il resto della mia vita, cioè, sono solo felice. E se la incontro, per sfiga, fuori, faccio finta di non conoscerla. E se lei mi riconosce le dico che si sbaglia. Cioè, a meno che non sia circoncisa di vip.
C2: circondata.
Io: sticazzi.
C1 e C2 in coro: prego?
Io: (ma quanto pregano ‘sti commessi? E chi pregheranno poi…il dio dei grandi saldi, protettore delle scarpe griffate?) Sì prego anche io. Tutti i giorni. Di non incontrare certa gente.
C1: hem, diceva?
Io: (io dicevo sticazzi) dicevo ‘sti saldi…fino a quando durano?


11 commenti:
Ma tu riesci sempre a farti cazziare?
certo che le capsule da caffè griffate sono davvero in ;-)
soprattutto indossate...
nego categoricamente d'aver mai comprato canotte antistupro.
Pensami e penatemi così. Che vi metto un tappeto rosso all'uscita del negozio e vi applaudo da solo dopo aver sentito questi dialoghi
Stupendo!
Rido come un pazzo e v'immagino così glamour che la Regina Elisabetta (!) vi fa una pippa (su per giù).
Adoro le cose che non si capiscono da che parte si guardano, spero non valga in tutti tutti i casi. Sarebbe, come dire, pericoloso, triste, deprimente.
Mitica.
Baci
"Adoro le cose che non si capisce da che parte si guardano!" - Anch'io!
Ma deve per forza esserci un lato da cui guardare le cose?
letto da te lo shopping è quasi attraente... in senso antropologico si intende :)
la tua vita è un film.. sei la mia antieroina preferita!
commosso dall'uso corretto di "'sticazzi". di solito al nord ce lo storpiate :(
un bacetto
D2l, negare sempre. anche l'evidenza. brava!
Zara e Grilloz...un vestito se lo vuoi infilare...qualche verso bisognerà pur trovarlo...
Per rasserenare tutti i numerosissimi lettori, che saranno lì col fiato sospeso, vi aggiorno: a seguito di un faticoso brainstorming, con al tavolo 10 luminari della NOSICAPISCGUARDOLOGIA, abbiamo stilato le istruzioni per l'uso di quella che è risultata essere una banale maglietta, tenuta insieme da una serie di nodi carpiati.
Sammy, posso dirlo che c'eri anche tu al tavolo? l'ho detto.
Daimon, lo sai che non mi drogo.
Picchu, ti peno.
puffo, 'stica, sei tornato finalmente!!!
ma sei sicura che vada proprio indossato?
Bellissimi quegli abiti che sembrano opere cubiste.
"sticazzi" rende perfettamente l'idea.
Quando ci sono i saldi, io, mi chiudo in casa.
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