Afa estiva. L’amministrazione comunale organizza una serie di simpatici diversivi per riempirti il tempo, in una Milano sempre meno deserta. Giusto per non farti pensare a quanto è pessima la situazione.
Sono in città di passaggio. Rigoletto in un cortile del castello. Gratuito. Che faccio? Non ne approfitto? Ne approfitto.
Sono in città di passaggio. Rigoletto in un cortile del castello. Gratuito. Che faccio? Non ne approfitto? Ne approfitto.
Inizio alle 21. puntuali. Riesco, in modo fantozziano, ad assicurarmi un posto, per terra, sul gradino di pietra bollente. Vabbè. La cornice è davvero suggestiva. Il cortile della rocchetta tappezzato di stelle, regala un magnifico scenario al palcoscenico vero.
Primo atto. Applausi. Bravi. Applausi.
Durante la pausa una signora, seduta garbatamente in ultima fila, si assenta. Curo il posto sperando che non torni. Il sedere inizia ad andare in ebollizione.
Torna. Ahhhhh se torna. In tutto il suo splendore.
Primo atto. Applausi. Bravi. Applausi.
Durante la pausa una signora, seduta garbatamente in ultima fila, si assenta. Curo il posto sperando che non torni. Il sedere inizia ad andare in ebollizione.
Torna. Ahhhhh se torna. In tutto il suo splendore.
Come ho fatto a non notarla prima?
Indossa una tenuta a dir poco singolare. Da campionato del mondo. L’ incrocio tra un costume tipico provenzale e la bella lavanderina. Una gonna rosa con sofisticati ricami marocchini traforati. Lucida. Una camicia rossa con uno strano gilet di cotone bianco. Sopra a tutto questo, ad incorniciare un gracile collo che sostiene un viso aguzzo segnato dagli anni, un fazzoletto bianco. In grembo un sacchetto di plastica stropicciato. I vicini sono molto scocciati. La signora tiene il ritmo con le mani sul sacchetto producendo un frastuono fastidioso. Ogni tanto emette degli strani sibili. Come se si stesse soffiando il naso. Ma senza fazzoletto. Anche perché il fazzoletto l’ha legato al collo. Perbacco.
Mi piacciono le grandi città. Ognuno può decidere di uscire di casa come gli pare. O può, non avendo una casa, assistere una sera al rigoletto.
Secondo atto. Applausi. Bravi. Applausi.
Indossa una tenuta a dir poco singolare. Da campionato del mondo. L’ incrocio tra un costume tipico provenzale e la bella lavanderina. Una gonna rosa con sofisticati ricami marocchini traforati. Lucida. Una camicia rossa con uno strano gilet di cotone bianco. Sopra a tutto questo, ad incorniciare un gracile collo che sostiene un viso aguzzo segnato dagli anni, un fazzoletto bianco. In grembo un sacchetto di plastica stropicciato. I vicini sono molto scocciati. La signora tiene il ritmo con le mani sul sacchetto producendo un frastuono fastidioso. Ogni tanto emette degli strani sibili. Come se si stesse soffiando il naso. Ma senza fazzoletto. Anche perché il fazzoletto l’ha legato al collo. Perbacco.
Mi piacciono le grandi città. Ognuno può decidere di uscire di casa come gli pare. O può, non avendo una casa, assistere una sera al rigoletto.
Secondo atto. Applausi. Bravi. Applausi.
La bella lavanderina si assenta di nuovo. Speriamo sia la volta buona. Vorrei tanto sedermi.
Inizia il terzo atto. Aspetto un momento a fregarle il posto. Non si sa mai che sia in ritardo. Ecco. Finalmente le – tanto attese- prime note dell’aria più famosa. Quella che conoscono tutti. Quella abusata. Quella che abbiamo canticchiato tutti, almeno una volta nella vita. Quella che tutti vorremmo canticchiare qui e ora, insieme all’orchestra, ma non si può. Ci si deve trattenere. Ed è qui, proprio in questo preciso istante, che riappare LEI. Ingresso trionfale tra il pubblico, la vecchia lavanderina volteggia per guadagnare il suo posto cantando a squarciagola. La donna è mobileeeeeee…nanà na nanana nà…. La doooonnaaaaaa è mobileeeeeee. E continua a volteggiare tra la folla indispettita ed un coro di sibilanti shhhhhhhh (gli stessi che infastidivano prima i signori che ora li emettono). La signora, un po’ stupita e dispiaciuta che il suo bel canto non venga apprezzato a dovere, si rimette a posto soddisfatta.
Tutti invidiosi. Chiunque, in quel cortile, in quel momento, avrebbe voluto farlo. Ma solo lei ha trovato il coraggio! chapeau per la signora. Fine del terzo atto.
Ho dovuto concentrarmi molto durante tutto il terzo atto. Moltissimo. Non ho capito il finale. Qualcuno certamente muore. Dal ridere. Io.
Tutti invidiosi. Chiunque, in quel cortile, in quel momento, avrebbe voluto farlo. Ma solo lei ha trovato il coraggio! chapeau per la signora. Fine del terzo atto.
Ho dovuto concentrarmi molto durante tutto il terzo atto. Moltissimo. Non ho capito il finale. Qualcuno certamente muore. Dal ridere. Io.

