sabato 30 maggio 2009

beetlecare

Workshop molto interessante e prestigioso sull’evoluzione della comunicazione visiva. Elegante location in centro, sede di un importante editore. Sul palco nomi altisonanti. Nel parterre creativi svarionati.
Davanti a me un ricciolone brizzolato, con l’occhiale modaiolo e un finto disordine nell’abbigliamento. Sì, insomma, il tipico aristofreak. Carino. Molto carino. A guardarlo bene, molto molto carino. Mentre seguo le interessantissime slide, mi chiedo: com’è che tutte le mie amiche socializzano con gli sconosciuti e invece io, che non penso di essere poi tanto timida, in queste occasioni me ne resto sempre in disparte?
Allora mi prefiggo di trovare un appiglio per iniziare una conversazione col baldo giovane (che detto in italiano moderno suona come “cerco una scusa per broccolare”).
Tadà! Come un dono piovuto dal cielo, ecco calarsi nella folta chioma arruffata, il mio appiglio.
Tra i bei riccioloni, cosa vedo? Un fantastico e luccicante scarafaggio, che nidifica nella testa dell’ignara mia prossima vittima. 
Il sorriso mi si stampa sulla faccia. Quale occasione migliore? Appoggio delicatamente una mano sulla spalla del creativo e, con voce suadente sussurro: hai un insetto nei capelli.
Questo mi guarda con occhi spiritati come se fossi pazza (è lui che fa nidificare gli scarafaggi sulla sua testa, mica io!) e mi dice: dove?
-Qui, dietro
- c’è?
-sì, più giù
Mi riguarda dubbioso e chiede: ma davvero?
Io lo guardo allucinata, a esprimere il mio disappunto al pensiero che lui possa pensare che fosse una scusa per socializzare.
Improvvisamente lo scarafaggio salta sulla sua spalla e, con gesto pronto e repentino, lo raccolgo con il quaderno, lo mostro al malcapitato con aria trionfante (a dimostrazione che non fosse una scusa) e – non chiedetemi perché – lo lancio nella poltrona di fianco alla sua. O_O
Il tipo si allarma, si agita, alla fine ribecca lo scarafaggio e mentre gli dico non ammazzarlo mi guarda: ormai. 
Poi si alza e se ne va, senza nemmeno ringraziare.
Devo aver sbagliato tattica. Non capisco. Sono strani gli uomini.

giovedì 14 maggio 2009

Tricognomica applicata (volevo fare la psicoparrucchiera)


Disciplina pseudoscientifica, basata sulla statistica, attraverso la quale si intuisce lo stato psicofisico di una persona, attraverso un’attenta osservazione del taglio di capelli.

A seguito di lunghe ricerche, sono giunta ad una prima catalogazione di massima dei vari profili psicotricologici.

Le donne.
Dai tempi del papiro di Harris, utilizzano la capigliatura come strumento di seduzione. Acconciature molto complesse, parrucche, tinte. Ore infinite da parrucchiere alle quali devolvono metà dello stipendio.
Dall’acconciatura di una donna, un uomo attento può percepire segnali e pensieri molto precisi.

L’esempio più lampante lo possiamo vedere alla fine di una relazione. 
Appena l’amore finisce, contemporaneamente alla decisione di passare oltre, voltare pagina in modo più o meno esplicito, le donne danno un taglio netto ai capelli. Deciso. Non per forza corto, ma evidenziano il loro cambiamento in modo fisico, attraverso i capelli. Quasi a voler dire: sono pronta per un nuovo corteggiamento. Sono pronta a guardare altrove e a farmi guardare da un altro. Affina le armi. E riparte all’attacco.

Le bionde finte. 
Aaah, le bionde. Propense ad essere al centro dell’attenzione, colorano i capelli in modo palesemente innaturale per richiamare gli sguardi. Un po’ come fanno i pettirossi in amore col loro piumaggio. Romantiche.

Le rosse.
Sono tutte fuori controllo. Indomabili. Capricciose ed impossibili. Forse un baco nel dna. Le preferite dagli uomini.

Le donne con i capelli corti.
Hanno una inespressa paura degli uomini. Cercano di mimetizzarsi tra loro per non attrarli. E spesso ci riescono. Gli uomini ne hanno a loro volta paura. Troppo aggressive. Troppe palle. Molte più degli uomini, in genere.

Gli uomini.
Loro sono molto più semplici. Possiamo raggrupparli in tre macrocategorie: calvi, capelloni e chiome medie.

I miei preferiti sono in assoluto i calvi. Non per questioni estetiche. Ma un calvo di solito è trasparente. È esattamente come lo vedi. Niente trucchi. Molto sicuri di sé, ti sbattono in faccia quello che sono. E tu puoi facilmente regolarti di conseguenza.

I capelloni sono della razza peggiore. Egocentrici. Ego riferiti. Io io io. Il resto del mondo è un contorno del loro io, atto ad alimentare l’idea di perfezione (inesistente) che cercano di costruirsi intorno. In buona sostanza degli insicuri che si nascondono dietro al ciuffo. 

I “chioma media” sono persone dalla vita regolare e poco creativa, in genere. Legati alla routine e rassicurati dalla quotidianità dei loro gesti.

La sperimentazione e la ricerca sono ancora in corso. Si accettano cavie volontarie per approfondimenti e (al solito) donazioni di organi.