
Fine settimana in vela. Nelle rassicuranti acque mediterranee. L'onda lunga mi infastidisce un po', ma almeno i ferri da stiro se ne stanno in porto.
Il mare è un po' mosso ma libero.
le intemperie dei giorni scorsi hanno portato a galla strani oggetti non identificati (e in quanto tali non posso dirvi quali).
A bordo un gruppetto di amici e l'ospite.
Prima regola: non portare mai in barca per un we alcolico e adrenalinico, persone che non ci sono mai salite prima.
La tizia in questione, allegramente entusiasta del fine settimana fuoriporta, è vistosamente lì solo per broccolarsi il mio amico, il quale fa il micione, ma non sembra approfittare della situazione.
Fin qui niente di male.
Il vento si alza, perfetto. 16 nodi di adrenalina. la barca performante prende la piega giusta e tutti esaltati ci accingiamo a spingerla di bolina stretta.
Un urlo stile sirena della polizia parte esattamente dietro le mie orecchie e la tizia (che aveva anche un nome, ma ora devo averlo rimosso), si fa prendere da una crisi isterica con tanto di lacrime e strappo dei capelli stopposi, fintamente biondi.
Abbassiamo un po' le vele che con tanta fatica avevano preso la forma giusta e cerchiamo di rassicurarla.
Lei sorride imbarazzata e dice che non ci sono problemi.
Al che (fregandocene allegramente delle sue ansie) riprendiamo l'andatura di bolina. La barca prende una piega divertentissima e il bordo arriva a sfiorare l'acqua. E' appena iniziata una serrata gara con il grand soleil di fianco a noi e la tizia rumoreggia di nuovo e scoppia in lacrime, urlando FATEMI SCENDERE FATEMI SCENDERE con accento napoletano (per l'occasione era scesa in cabina a recuperare un cappello di paglia con fiori ed un grembiulino tempestato di garofani rossi e gialli).
Impietositi (ma più che altro contrariati) decidiamo di rientrare in porto per espellerla dalla barca, senza possibilità di appello.
Riavvolgiamo il fiocco, ammainiamo la randa e torniamo in porto lenti lenti.
Nel frattempo il pozzetto si è riempito di vuoti di bottiglie di birra e cartacce di patatine e cioccolati vari.
L'amica, come se non bastasse, soffre anche il mal di mare. Le dico di guardare verso l'acqua. Sta per vomitare. Allora ci fermiamo nel bel mezzo del mare, e le dico di tuffarsi (progettando di abbandonarla lì, munita solo di salvagente).
Si fa davvero pregare per due ore e finalmente si tuffa a bomba, allagando tutta la barca.
Due minuti dopo tira un urlo che nemmeno le sirene di ulisse tutte in coro.
Si arrampica urlando LO SQUALO LO SQUALO (al largo di genova, certo) indica un punto nemmeno troppo lontano e alla fine crolla a terra svenuta. nessuno cerca di svegliarla, certi che quello sia l'unico modo per interrompere il fastidioso effetto allarme bomba.
Si avvicina una pinna moscia e placida. Uno splendido ed innocuo pesce luna.


